Due anni, una vita di emozioni

Sto facendo uno stage presso un’agenzia di marketing dove l’età media è relativamente bassa, e dove pertanto sono poche le persone che hanno figli. Ieri è venuto fuori, ad alta voce e all’attenzione delle account manager, che ho “un piccolo”. “Cooosa?!” è la stata la reazione di base di una, altre non hanno commentato. “Eh sì, ho un figlio, domani compie due anni. Sono stato precoce”.

Il discorso potrebbe ritornare sempre là: sono un giovane padre con un figlio che ormai ha due anni, decisamente inesperto e, soprattutto, all’apparenza nessuno direbbe che possa avere un figlio. Ma oggi il discorso è un altro: il mio Edoardo compie due anni.

Ho vissuto la maggior parte dei momenti degli ultimi due anni e mezzo provando a mantenere la calma, e ad impanicarmi meno del dovuto rispetto al mio nuovo ruolo, intriso di responsabilità e di pregiudizi che talvolta quasi superano le questioni razziali.

Spesso mi sono fermato a guardare solo i lati negativi di tutta la situazione, soprattutto perché non abbiamo un reddito e non viviamo ancora insieme, in quanto sono uno che pretenderebbe la perfezione in tutto e, generalmente, ha poca pazienza.

Quindi, rimproverato dalle giuste osservazioni di quella che ormai è la mia amata compagna di vita, mi sono sforzato in più momenti di vedere i lati positivi della nascita e della vita della creatura più splendida che esista, godendomi i piccoli momenti in cui potevo vivere la sua crescita ed assaporare il suo sguardo colmo di gioia e purezza.

Così, di questi due anni ricordo:

Edoardo quando stava per nascere che se lo salutavo dal pancione lui mi rispondeva con un calcione ogni volta che gli parlavo, facendomi capire che c’era, stava per arrivare.

Edoardo appena nato che mi è stato consegnato dall’ostetrica avvolto in un lenzuolone di feltro con 45 gradi all’esterno che piangeva come un demonio ma appena mi ha guardato si è calmato e non si smetteva di muovere.

Edoardo che stava sul dondolo Nanna Rock e ci guardava e faceva i primi sorrisi se andavo a fargli dei versi e gli toccavo le guanciotte.

Edoardo che a tre mesi è scoppiato a ridere per un motivo che non abbiamo mai capito mentre era sdraiato sul letto con me e sua mamma e ha continuato così per tre minuti: l’interpretazione più sensata è che forse stava esprimendo la sua gioia di vivere, di stare insieme a noi.

Edoardo a sei mesi che insieme a me mentre era sulla palestrina della Chicco si è riuscito a mettere seduto per la prima volta, si è girato, mi ha guardato, sorriso, ed è subito caduto.

Edoardo che non si addormentava mai se non in braccio facendolo dondolare al ritmo delle Quattro Stagioni di Vivaldi.

Edoardo che circa un anno fa ha detto per la prima volta “Baba” e da lì continua a chiamarmi sempre e solo “Baba”, e voglio che continui a chiamarmi così anche quando avrà trent’anni.

Edoardo che l’estate scorsa gattonava per le spiagge di Sanremo e della Costa Azzurra senza paura di niente e di nessuno, soltanto con la voglia di esplorare.

Edoardo che chiama il mio computer “Toto” perché sa che quando lo tiro fuori gli faccio vedere ed ascoltare i video delle canzoni di Dodò dell’Albero Azzurro.

Edoardo che utilizza un vecchio modellino di Ferrari che risale alla mia infanzia e se lo porta sempre appresso quando non ci sono, dicendo ogni due minuti “Baba Brum Brum”.

Edoardo che adora guardare dalla finestra i tram che passano e sentire le sirene della polizia e dell’ambulanza e con le ditine mima il gesto delle lucine e le chiama “na na”.

Edoardo che quando torno a casa in treno mi guarda dal momento in cui esco dalla stazione fino a quando sono sotto il terrazzo e lo saluto, arrivo davanti alla porta e lui è lì che mi aspetta, mi viene incontro sorridendo e dice “Baba” tutto sorpreso, e poi mi indica sempre il terrazzo e mi vuole mostrare da dove sono arrivato.

Edoardo che dà un senso alla mia vita, mi ha fatto capire cosa vuol dire davvero avere una famiglia e che mi fa venire i brividi ogni volta che lo posso abbracciare e baciare.

(E se continuassi riaffiorerebbero tantissimi altri ricordi che a scrivere mi verrebbero ancora più brividi, erratamente e forzatamente nascosti dalla quotidianità)

Due anni, una vita di emozioni.

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