Un figlio è (ri)trovare senso

Edo, da quando è nato e anche prima, mi ispira in tutte le cose che faccio. Mentre era nel pancione, sono riuscito in sei mesi a: lavorare 40 ore alla settimana nell’amato-odiato fast food, fare il tirocinio della triennale, fare gli ultimi esami della triennale, laurearmi alla triennale.

Quando sento di essere schiacciato da troppe cose e mi prende lo sconforto di non farcela, penso a lui, al suo sorriso e alla sua immensa tenerezza. Tutto mi passa, e riparto più forte di prima.

Esame scritto di Comunicazione Aziendale, dodici crediti, momento critico per la magistrale. Il professore non arriva: l’ansia cresce. “Laura ti ha inviato un video su Whatsapp”. In mezzo alla confusione dell’aula, provo a guardare e ad ascoltare il video: c’è Laura che dice a Edo “di’ in bocca al lupo papà”, e lo ripete più volte. Edo, mentre la mamma parla, sorride e quando dice “papà” lui dice “babà”. Brividi lungo la schiena e mezze lacrime. L’adrenalina sale a mille. Dieci domande scritte e un piano di comunicazione in un’ora? Compito finito in quarantacinque minuti.
Edo mi sta facendo diventare un #DoDadAD. La mia vita ha (ri)preso inestricabilmente senso grazie a lui. Mi ispira in ogni cosa che faccio.
Il primo post che ho scritto per questo blog lo ho scritto con lui a fianco, sulla app Note del telefono. Ero indeciso da mesi su cosa scrivere, e il momento giusto è arrivato con lui a fianco a suggerirmelo. Da quel momento è iniziata la storia, e sta andando avanti solo grazie alla sua presenza.
È difficile non cadere nel banale parlando di queste cose. Penso sia l’argomento più abusato del mondo “i figli che danno forza ai padri”. Come mio padre che mi racconta che quando è nata mia sorella ha cominciato a fare due lavori e a lavorare quindici ore al giorno, e che con una piccola creatura ti viene voglia di spaccare il mondo. Io e mio padre siamo molto diversi, ma l’impegno e l’umiltà che ci mettiamo sono gli stessi. Per me il processo è inesorabilmente più lento, mi sento schiacciato da una forza più grande di me, che sto cercando di imparare a controllare da una vita. Con Edo, è tutto più facile.
Stop. Non è tutto più facile in sé: è tutto più facile come conseguenza del suo sorriso, della gioia di vederlo crescere e del suo guardarmi negli occhi e dirmi “babà” con la voce più tenera del mondo, del mio tornare da lui dopo dodici ore a Venezia, vederlo sulla soglia della porta pronto a darmi un bacio sul naso e a stringermi le ciocche di capelli.
Con Edo, semplicemente so cosa fare, e lo faccio meglio, perché lo faccio per lui.
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One thought on “Un figlio è (ri)trovare senso

  1. Sei un grande amico mio, non smetterò mai di dirtelo!
    “l’impegno e l’umiltà che ci mettiamo” – “lo faccio per lui”
    Parafrasando Liga: La vita di scorre dentro le vene:
    ognuno a suo modo è un tossico vero,
    d’affetto, di sogni, di sesso, di idee!”
    Non mollare, mai, perché vale la pena vivere, lo sai!
    Un abbraccio forte, a presto

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